Intervista – Filippo Berta
L’impossibilità dell’uomo di camminare su una retta via.

“Inside Art”     #100

Il lavoro artistico di Filippo Berta scaturisce da quelle crepe che si vanno formando nella ripetizione dei più consueti gesti quotidiani, atti tesi a smascherare minuziose ricerche di difformità, tensioni, opposizioni o dualismi. Falle che scaturiscono dall’instabile equilibrio tra la ricerca di una perfezione ideale costantemente interrotta dalla possibilità del fallimento e dalla fragilità dell’effimero.

→ FINALIST WORK – Sulla retta via (on the straight and narrow), 2014.

«Per parlare delle crepe dell’identità umana – spiega l’artista – imposto i miei lavori su gesti semplici, quotidiani, infantili. Di conseguenza, anche una camminata lungo la battigia, vale a dire un’esperienza che appartiene all’immaginario collettivo, può diventare portatrice di un significato culturale profondo».
Sulla retta via (on the straight and narrow), lavoro finalista al Talent Prize 2014, è proprio il caso di dirlo, percorre questa strada: una fila di persone avanza lungo la riva di una spiaggia deserta cercando di mantenersi sul confine definito dalle onde che separano il mare dalla terra e perseguendo un’ideale retta via: «ne consegue un’azione collettiva e scoordinata – dice l’artista – che rende visibile una linea senza fine che si spezza in continuazione. Per questo motivo, il video offre l’immagine dell’identità umana, divisa fra una natura impulsiva e un ruolo imposto dalla società. Una condizione che definirei sporca e nel video è resa visibile dall’impossibilità, per persone coinvolte, di avanzare lungo una linea retta e perfetta».

L’opera, realizzata in occasione della personale curata da Claudia Löffelholz all’Augeo art space di Rimini vuole coinvolgere la comunità. Il video è svelato da un punto di vista insolito: «Durante la stesura del progetto, mi resi conto – aggiunge Berta – che l’azione poteva essere letta nella sua pienezza di significato, solo se osservata da un punto di vista divino. Questa è una condizione che fu resa possibile utilizzando un drone dotato di telecamera. In tal modo ne sono scaturite immagini in cui il loro fascino è lo strumento per accompagnare lo spettatore a una lettura più profonda del concetto di dualismo. Per questo motivo, nella didascalia il lavoro è presentato come video e non come performance».
Berta racconta infine di nuovi progetti per il futuro, tra questi un lavoro sul concetto di disarmonie: «L’essere umano cerca una soluzione assumendo le giuste forme per garantirsi un ruolo nella società, fallendo ogni volta perché la perfezione non gli appartiene. Una costante nella mia attività artistica consiste nel cancellare, con l’intento di ritornare alla dimensione che definisco sana ignoranza. In questo modo riesco a non affezionarmi al mio passato professionale».