Intervista – Alice Ronchi
Evocare il mondo naturale attraverso tubi idraulici colorati da montare e rimontare in forme diverse.

“Inside Art”     #115

Una delle artiste finaliste di quest’ultima edizione del Talent Prize è Alice Ronchi con l’opera Indoor Flora. Nata nella Brianza contadina e artisticamente cresciuta in una Milano industriale, Ronchi è una giovane artista, classe 1989, che guarda alla bellezza del mondo soffermandosi sulla sua spontaneità per evocarne poi la naturalezza mediante la trascrizione di quei segni peculiari che caratterizzano i contesti sociali in cui vive o ha vissuto. Il suo percorso nasce spontaneamente dall’osservazione dell’ambiente rurale che la circonda e ciò la porta a sviluppare un interesse per la natura e per il paesaggio ed ereditando quella forma mentis che le consente l’esperienza del magico e del fiabesco. 

→ Indoor flora, 2017. © Alice Ronchi

Lei stessa spiega che da “nipote di contadini” ha vissuto la natura come un parco divertimenti e che i fenomeni naturali hanno influenzato in modo determinante lo sviluppo della sua fantasia, accanto ad artisti come Bruno Munari, Fausto Melotti e Alexander Calder, ai quali si sente particolarmente legata.
La sua formazione artistica inizia a Milano dove, nel 2012, si laurea alla Nuova Accademia di Belle Arti. Nell’ambito di un progetto sul tema del mare, decide di prendere una seconda residenza ad Amsterdam, per proseguire poi gli studi con il master al Sandberg Instituut, approfondendo in particolare la lavorazione dei materiali e l’uso estetico degli oggetti d’uso quotidiano. Ora vive e lavora a Milano.

L’opera che hai scelto di presentare al Talent Prize di quest’anno è Indoor Flora. Vuoi parlarcene?
«Indoor Flora sono una serie di totem colorati costituiti da singoli elementi geometrici, tubi idraulici incastrati uno sopra l’altro; una progressione lineare che ricorda il comportamento di crescita di una pianta, come per esempio quando, guardando un ramo, si può notare la ripetizione di una medesima forma sulla medesima linea, una silhouette crescente che si ripete. Tuttavia, la serie di sculture Flora non ha l’intenzione di rappresentare una pianta ma di restituirne una suggestione, un sapore organico a forme ed elementi prettamente geometrici e astratti. La reference principale di Indoor Flora sono le piante da interno, per questo motivo l’estetica delle sculture assume connotati un po’ più artificiali e glossy (rispetto alle sculture in cemento di Flora) dove la vernice per auto è la finitura scelta per ogni singolo elemento. Il display è dinamico quanto quello delle piante in vaso in una stanza, può esserci un solo elemento così come un insieme di sculture di varia dimensione ed età. In ultimo, Indoor Flora è anche diventata una piattaforma di gioco composta da singoli moduli, uniti ad alcuni pezzi accoppiati e a intere sculture assemblate, nel quale lo spettatore è invitato a interagire esattamente come un bambino farebbe con i blocchi di legno per le costruzioni, montando e smontando, provando nuovi incastri e composizioni, costruendo così la sua serie felice di totem».

Cosa ti ha spinto a scegliere proprio questo lavoro per il premio?
«Un po’ banalmente una sensazione, seguita da alcune valutazioni tecniche».

Ti va di parlarci un po’ del contesto e dei momenti in cui crei?
«Il contesto è molto dinamico, varia profondamente in base ai lavori, da tranquilli momenti di sperimentazione in studio a deliranti produzioni e collaborazioni esterne. Tuttavia ogni progetto è preceduto sempre da un’ampia ricerca interdisciplinare e da un’intima riflessione e scrittura di testo dove cerco di esprimere ciò che voglio trasmettere con quel lavoro, seguito da dubbi, domande e perplessità sul come trasmetterlo». Indubbiamente ti poni la questione dell’opera aperta intesa come realtà che vive nella relazione con chi la osserva. Quanto è importante il ruolo del pubblico? «Fondamentale. Le persone sono il motivo per cui facciamo questo lavoro. Il fruitore è colui a cui dedico tutti miei pensieri, prima e dopo ogni lavoro, ogni volta, ogni giorno».

Ultima domanda. Progetti nel cassetto che prenderanno forma a breve?
«Ho sempre preferito le sorprese».

 

Finalista al Talent Prize 2018, l’opera si compone di una serie di totem colorati formata da elementi geometrici e tubi idraulici. La scelta di utilizzare quest’ultimo elemento «è dettata – spiega l’artista – dall’aver riconosciuto in essi quella potenzialità di trasformazione in qualcos’altro, pur sempre rimanendo riconoscibili. Così, ho utilizzato tubi scorrevoli e braghe idrauliche lasciando visibile la dicitura in rilievo su di essi; un dettaglio per me molto importante perché rivela la natura dell’oggetto mostrandone una possibile bellezza».