Articolo – Olafur Eliasson
Installazioni a metà strada tra arte e scienza, con un filo conduttore: la luce.

“Inside Art”     #99

Olafur Eliasson, incontrastato maestro nell’arte del- la luce, è uno degli autori più emozionali e coinvolgenti del panorama contemporaneo. Nato in Danimarca, passa le vacanze estive della sua giovinezza in Islanda, patria dei genitori. L’immensità e la forza del paesaggio lo spingono a sviluppare una sensibilità artistica coltivata, poi, alla Royal academy of arts di Copenaghen, che frequenta dal 1989 al 1995.

→ Fondation Louis Vuitton, Parigi. © Olafur Eliasson

Il suo lavoro include fotografia e scultura ma è conosciuto per le installazioni, momenti di incontro tra arte e scienza che, usate in maniera paritetica, invitano a riflettere su quanto la natura stia diventando artificiale, ma al contempo non ne tralasciano l’aspetto sublime. Dalla metà degli anni ‘90 espone in tutto il mondo, anche in templi dell’arte contemporanea come il Guggenheim di New York, il Moca di Los Angeles o la Tate Modern di Londra e, nel 2003, rappresenta la Danimarca alla Biennale di Venezia. Ha fatto della Germania la sua base operativa, prima a Colonia e poi a Berlino, dove nel 1995 ha fondato lo studio Olafur Eliasson, che attualmente conta un team di 70 menti: tecnici, architetti, artisti, archivisti, storici dell’arte e cuochi che con lui studiano, sperimentano e creano nuove opere, facendolo sempre più assomigliare a un Leonardo da Vinci dei nostri tempi.

Molti dei lavori di Eliasson hanno la consistenza di un’illusione, introducono e ricombinano elementi naturali in luoghi chiusi. Emblematica del lavoro di Eliasson è l’installazione The weather project, un tramonto tra le pareti della sala delle Turbine alla Tate Modern, del 2003. L’opera è la simulazione di un sole dalle sfumature giallo arancioni e di una consistenza appena evanescente, poiché ce- lata da una nebbia che, a seconda delle correnti d’aria e della temperatura, si addensa in banchi, generando nuvole dalle forme imprevedibili. Il sole diviene soggetto base ma anche paradigma del tempo, oltre che elemento meteorologico, metaforicamente esistenziale. Non mancano al repertorio opere spettacolari di Olafur come New York city waterfalls, quattro cascate installate a New York, una delle quali sotto il ponte di Brooklyn; oppure i quattro fiumi a Los Angeles, a Stoccolma, in Norvegia e a Tokyo dipinti di verde. A cui si aggiunge, tra l’altro, la suggestiva facciata dell’Harpa concert hall costruita a Reykjavik nel 2011. Parlando della sua arte, Eliasson spiega: «Può essere molto diretta, criticare e produrre un senso di responsabilità nello spettatore ma può anche essere utopica e poetica. In fondo, l’arte è una lingua e la sua comprensione dipende dal modo in cui viene parlata». Da questa consapevolezza nel 2012 nasce il progetto Little sun, una lampadina alimentata a energia solare destinata a portare luce in zone senza elettricità e progettata insieme all’amico scienziato Frederik Ottesen. Dalla stessa prospettiva bisogna guardare 121 Ethiopia un’organizzazione umanitaria che l’artista fonda nel 2006 insieme alla moglie Marianne Krogh Jensen, un progetto educativo ad Addis Abeba: «Siamo una micro organizzazione, con 40 persone e possiamo gestire massimo 20 bambini che non hanno accesso né a istruzione né a cibo o cure mediche; l’obiettivo dell’istituto è innescare in loro la voglia di ricercare una vita migliore». Per finanziare l’associazione e con la speciale collaborazione di Louis Vuitton, nel 2006 l’artista realizza Eye see you, un grande occhio per le vetrine del marchio di tutto il mondo. Il connubio con Louis Vuitton si consolida il 27 ottobre, quando l’artista presenterà un suo nuovo progetto per l’inaugurazione della sede parigina della fondazione Louis Vuitton, disegnata dal grande architetto Frank Gehry (servizio a pagina 130).

→ La facciata dell’Harpa concert hall di Reykjavík (dettaglio). Foto di Alessia Ballabio 2016. © Olafur Eliasson.

 Riverbed, questo il titolo della prima personale di Olafur Eliasson al Louisiana Museum of modern art di Copenaghen, fino al 4 gennaio 2015. L’esposizione presenta come lavoro principale un paesaggio di grandi dimensioni, un’opera site specific che offre al visitatore l’opportunità di vivere l’esperienza estetica oltre l’incontro tra soggetto e oggetto. Il 27 ottobre Eliasson partecipa con un suo lavoro all’inaugurazione della nuova sede parigina della Fondation Louise Vuitton, progettata da Frank Gehry (vedi servizio a pagina 130).