Articolo – Fondation Louis Vuitton
Il nuovo progetto ideato da Frank Gehry per il Bois de Boulogne di Parigi.

“Inside Art”     #99

Cè qualche cosa nel modo di creare di Frank Gehry che ricorda lo scultore e maestro Antonio Canova, un modo di procedere che parte dalla stesura, quasi fulminea, del disegno dell’opera, momento in cui vengono liberamente tradotti tutti i pensieri su carta. 

→ Fondation Louis Vuitton, Parigi. © Frank Gehry 

Fase intima tra il creatore e la sua creazione. In entrambi i casi ci troviamo di fronte a immagini che possono sembrare prive di consistenza ma determinate nella propria essenza, cariche di una potenzialità creativa quanto più risultano indefinite. 
“Gli schizzi di Gehry – scrive Monica Bruzzone in Frank Gehry. Architetture, testimonianze – si comportano come linee di forza, come spartiti musicali che suggeriscono ritmi e partiture e indicano una direzione da seguire. Servono a rendere noto a tutti un percorso culturale chiarissimo nella mente di chi lo produce, ma al tempo stesso identificano qualcosa di molto differente”. È il primo getto istintivo delle elaborazioni mentali di colui che viene definito come il padre del decostruttivismo, seguito poi dalla traduzione di questi schizzi in bozzetti, per l’architetto modelli in cartoncino o in legno, il cui confronto con i materiali aiuterà a indirizzare le scelte finali. Una volta accertata la forma definitiva, inizia la fase esecutiva che dalle mani dell’autore passa, come succedeva anche per lo scultore neoclassico, a quelle dello studio. Non a caso Gehry, anche in seguito ad alcuni problemi verificatisi durante la progettazione del Walt Disney concert hall di Los Angeles, chiedeva a Jim Glymph, specialista nello sviluppo dei progetti, di entrare a far parte del suo team per poterne seguire gli sviluppi e avere il controllo del lavoro in tutte le sue fasi prima della fondamentale digitalizzazione.

La nuova fondazione Louis Vuitton ha la classica configurazione tutta onde, angoli e curve cara all’archistar canadese. In questa occasione Gehry trae forse ispirazione dal contesto e dalla tradizione parigina, citando le grandi costruzioni ad ampia vetrata che nella città risalgono ai tempi del Grand Pa- lais o persino all’audacia della Sainte chapelle. Una nuvola in vetro, o ancora parti della corazza di un rettile, oppure vele piegate sotto la forza dei venti. Questo e molto altro può vedersi, come in una tavola di Rorschach, nella nuova sede della fondazione Louis Vuitton.
Il gruppo LVMH ne annuncia l’apertura a Parigi lunedì 27 ottobre, con una prima esibizione che vedrà come protagonista il celebre maestro della luce Olafur Eliasson, in concomitanza con la prima grande retrospettiva europea che il Centre Pompidou dedicherà proprio a Gehry. Legno e vetro sono i materiali prediletti per un edificio che ha lo scopo di integrarsi, riflettersi e nascondersi nella ricca vegetazione del Jardin d’acclimatation, a nord del Bois de Boulogne, e dalla cui terrazza si potrà godere di un’inedita vista panoramica su Parigi.

Un’impresa di contemporaneo mecenatismo, utile al business in una città da 20 milioni di turisti l’anno, dove avvengono le sfilate più importanti e dove la centralità dell’arte cresce di conseguenza, grazie anche all’aiuto di opere private. Una scenografica location destinata a ospitare la collezione d’arte e a produrre mostre temporanee dedicate ai secoli Ventesimo e Ventunesimo, offrendo nel suo auditorium modulabile eventi culturali a 360 gradi. Nata per sostenere e promuovere la creazione artistica contemporanea francese e internazionale, la fondazione sarà un ulteriore vanto per il gruppo del lusso e per Bernard Arnault, committente dell’opera che già da tempo collabora con artisti di fama internazionale.

 

L’edificio della fondazione Louis Vuitton progettato da Frank Gehry si estenderà su una superficie di 11.700 metri quadri iscritto in un ettaro di giardini. All’interno 11 gallerie destinate a esposizioni d’arte e un auditorium modulare con la capienza massima di 350 spettatori. L’inaugurazione è prevista lunedì 27 ottobre e il costo dell’opera è tra 100 e 110 milioni di euro.